L’albero di castagno ed i suoi frutti

Caratteristiche botaniche

Il castagno (Castanea sativa) è una pianta della famiglia delle Fagacee, cui appartengono anche altri due grandi protagonisti delle nostre coperture boschive quali la quercia e il faggio.

È un albero caducifoglio di notevoli dimensioni (fino a 35 metri d’altezza e 6-8 metri di diametro del fusto) e molto longevo, dallo sviluppo abbastanza lento ma, dai cinquant’anni di vita in poi, spettacolare grazie al fusto eretto e piuttosto tozzo che slanciato, alle grandi ramificazioni robuste, alla chioma sontuosa composta di foglie dure, lanceolate, seghettate ai margini, di un verde intenso nella pagina superiore e più tenue in quella inferiore.

Il periodo della fioritura può variare a seconda dell’altitudine, della latitudine e del clima, ma è di norma compreso tra giugno e luglio. I fiori sono unisessuali: quelli femminili crescono isolati o in piccoli gruppi alla base di quelli maschili, che sono costituiti da lunghe infiorescenze a forma di spiga, di color giallo pallido o giallo-verdognolo. Dalle infiorescenze femminili evolvono poi le cupole spinose, dette comunemente ricci, all’interno delle quali sono contenuti i frutti commestibili, chiamati castagne.

Le castagne sono in numero di tre per ogni riccio, di forma semisferica le due laterali e di forma schiacciata quella centrale. Questo vale per il castagno selvatico, mentre nella pianta coltivata e selezionata ogni riccio contiene un frutto, normalmente di maggiori dimensioni della castagna, detto marrone.

Origini, proprietà, storia e diffusione

Il castagno è una pianta di origine antichissima, essendo tra le latifoglie che fecero la loro comparsa sulla Terra nel Cenozoico, popolando di foreste vastissime regioni. La sua zona di diffusione originaria è molto estesa, comprendendo l’intero bacino del Mediterraneo, i litorali atlantici dell’Europa meridionale e dell’Africa settentrionale, l’arco alpino, l’Asia Minore arrivando a sfiorare le coste del Mar Caspio.

La castagna è dunque presente nella dieta dell’uomo fin dalla preistoria e, in epoca storica, le sue virtù erano ben note e celebrate già dagli autori più antichi, oltre che ad essere fonte di economia. Il greco Senofonte definì il castagno “l’albero del pane” e con il nome di “pane dei poveri” la castagna è stata per secoli la presenza più assidua sulla mensa delle famiglie contadine. Prima della scoperta dell’America, quando in Europa non esistevano ancora le patate né il mais, la castagna era infatti l’alimento che più di ogni altro preservava dalla fame e permetteva di superare i periodi di carestia.

Questo non soltanto grazie alla sua abbondanza (in Italia vi sono tuttora 800.000 ettari coperti da castagneti, pari al 15% dell’intera superficie boschiva) e alla sua facilità di conservazione allo stato essiccato, ma anche alle sue virtù nutrienti e al benefico senso di sazietà che dà il suo consumo.

Con la farina di castagne si prepara una polenta che ha preceduto di secoli, o forse di millenni, quella di granturco, anticipandone alcune delle caratteristiche proverbiali: “alimento di poco prezzo ma gustoso, utilizzabile in svariati modi, riciclabile con qualche semplice accorgimento”.

Le castagne secche, ovvero i semi del castagno, sono ricche di carboidrati e sali minerali, come potassio, ferro, calcio, sodio, magnesio, fosforo e cloro. Le vitamine presenti sono la C, la PP e le vitamine del gruppo B (B1, B2, B3, B6).
Le castagne sono utilissime a chi pratica sport o è soggetto a stress fisico e psicologico.
Le fibre facilitano il transito intestinale, svolgendo un efficace aiuto per la riduzione del colesterolo.

Il castagno è un albero i cui frutti possono essere consumati senza preoccupazioni da chi soffre di celiachia. Sono un pasto ideale soprattutto per coloro che hanno la celiachia o altro tipo di intolleranze, come ad esempio al lattosio. Coloro che sono privi di vitamine e sali minerali oppure sono particolarmente stanchi, o che presentano alcuni sintomi che compaiono anche nella fase iniziale della celiachia, possono puntare sulle castagne perché sono piene di vitamine, nutrienti e minerali. Sono utilissime per la salute e hanno al loro interno vitamina C e amido. Le castagne sono quindi ricche di un antiossidante molto potente in caso di contrastare i danni provocati dai radicali liberi.

I castagneti hanno conosciuto, in Italia in particolar modo, due grandi fasi di espansione. La prima avvenuta in epoca romana: i Romani, che apprezzavano moltissimo di questa pianta sia il frutto sia il legno (tra i molteplici usi che ne facevano figurava quello, appreso dagli Etruschi, di farne pali per le vigne), la esportarono un po’ dovunque, impiantando castagneti anche là dove non esistevano, sia nel bacino del Mediterraneo (in Sardegna, ad esempio, dove il castagno non è originario) sia in territori dal clima apparentemente meno adatto, come le regioni d’Europa a nord delle Alpi.

La seconda grande fase di espansione riguardò più specificamente l’Italia e fu dovuta all’iniziativa di Matilde di Canossa (1046-1115) che, convinta dell’importanza essenziale che le castagne rivestivano per l’alimentazione delle popolazioni rurali, ne moltiplicò, con l’ausilio dei monaci benedettini, la diffusione, ideando addirittura un criterio di disposizione degli alberi (il sesto matildico) per la loro migliore crescita e fruttificazione. 

Il castagno è in assoluto tra gli alberi europei più longevi: la presenza di esemplari millenari è attestata in varie regioni d’Italia, in Francia e in Inghilterra.

Il più noto tra questi sorge in Sicilia, sul versante orientale dell’Etna, nel territorio comunale di Sant’Alfio, denominato Castagno dei Cento Cavalli. Alcuni botanici gli attribuiscono la vertiginosa età di 3-4000 anni, il che ne farebbe con ogni probabilità l’essere vivente più vecchio d’Europa. La sua circonferenza è di 22 metri, l’altezza di circa 25, la circonferenza della chioma di oltre 50 metri.

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